13 aprile 2011

LAZZARETTO: LUOGO DI CURA O DI MORTE?

Il lazzaretto era un luogo di confinamento e d'isolamento per portatori di malattie contagiose, in particolar modo di lebbra e di peste. Nelle città costiere, come Venezia,era anche un luogo chiuso in cui merci e persone provenienti da paesi di possibile contagio dovevano trascorrere un soggiorno di determinata durata, spesso di quaranta giorni, da cui il termine quarantena.                                                                                                                       Sull'origine del nome "lazzaretto" ci sono due ipotesi: la prima viene ricondotta a quella del lebbroso Lazzaro venerato come protettore delle persone affette da tale morbo, la seconda invece richiama il primo lazzaretto, quello di Santa Maria di Nazareth a Venezia, il cui appellativo si è trasformato da Nazareth a nazaretto a lazzaretto. Durante i periodi di maggior contagio, tali luoghi si riempivano di ammalati che diventavano rapidamente cadaveri: le condizioni igieniche precarie invece che arginare un contagio, lo favorivano, con il sovraffollamento, la vicinanza con il personale medico, che facilmente si ammalava a sua volta, e la mancanza di alcune condizioni igieniche. In generale tale struttura ha pianta quadrata ed è posto nella periferia della città o comunque fuori dalle mura. Al centro è situata una chiesa in cui vengono anche seppelliti i cadaveri. Le camere, circa trecento, sono delle semplici celle che si affacciano sul portico mediante una finestra e una porticina. La struttura tipica della cella presenta, al centro della parete, un camino, alla sua sinistra, in una nicchia, il gabinetto arieggiato mediante una piccola feritoia, e l’acquaio in pietra arenaria, accanto al quale si trova un armadio a muro.    
Una serie di personaggi operavano all'interno del lazzaretto: dai medici bardati con mascherine con naso adunco (vedi foto) a barbieri, frati,guardiani, cuochi ed inservienti.
monatti erano addetti ai servizi più penosi e pericolosi della pestilenza: essi dovevano togliere i cadaveri dalle strade e dalle case e portarli alle fosse comuni, dovevano accompagnare i malati al lazzaretto e avevano il compito di bruciare gli oggeti infetti e di chiudere le case dei malati. Comunque, anche svolgendo questo lavoro, i monatti sono stati considerati persone spregevoli: essi infatti entravano nelle case per rubare e non avevano pietà e rispetto per i malati. Il loro abito rosso scuro ed il campanello legato al piede, che costituivano la loro triste divisa, erano per la popolazione indifesa simbolo dell'orrore della peste.
Venezia fu probabilmente la prima città ad allestire un lazzaretto in Italia. Altri lazzaretti importanti nel nostro Paese erano situati a Padova, Verona, Cagliari, Bergamo e ovviamente a Milano, protagonista del capitolo XXXI dei Promessi sposi. A Vicenza era situato presso l'attuale chiesa di San Giorgio in Gogna.                                            
Anche Campo Marzio però, pur non essendo un vero e proprio lazzaretto era comunque un luogo di raccolta di appestati e morenti.
Poco resta degli antichi lazzaretti oggi; a Milano sotto il portico superstite è murata una vecchia lapide che riporta le parole latine "O viandante il passo trattieni ma non il pianto".
                                                                                                    



8 commenti:

  1. Anonimo14:48

    Post interessante ma allo stesso tempo macabro che descrive un luogo di cui non si hanno molte informazioni perchè ci si poteva entrare ma difficilmente si usciva vivi.
    Più che un luogo di isolamento il lazzareto a me sembra un carcere in cui si viene mandati senza alcuna pena da scontare; probabilmente all'epoca non c'erano molte alternative che permettessero di evitare il diffondersi delle malattie, se non appunto isolare le persone già infette. La presenza della chiesa, dei cuochi, dei barbieri e dei medici fa apparire il lazzareto come una piccola città isolata dal mondo senza alcuna via di comunicazione con l'esterno. Purtroppo esistono ancora oggi situazioni simili; un mio lontano parente ha dedicato parte della sua vita in un villaggio in Brasile dove
    sono raggruppati i malati di lebbra con le loro famiglie; sicuramente un luogo molto più moderno e con molte precauzioni per il personale rispetto al lazzareto ma che mi da' comunque l'idea di un allontanamento dalla società e soprattutto dalla vista del "mondo sano".
    Amilcare Tronca 21

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  2. Anonimo13:40

    Se penso al lazzaretto scorgo quasi la figura del carcere di oggi,con la differenza che le persone non sono al suo interno per aver commesso gravi reati,ma a causa della malattia che gli ha colpiti,e quindi costretti a rimenere all'interno di quelle quattro mura fino alla loro ipotetica guarigione.Anche la descrizione riportata è simile a quella del carcere,e anche qui risulta ancora una volta come una realtà scomoda da accettare.
    A volte si tende a nominare più volte una parola,sapendone solo il significato ma non la derivazione,ed è per questo che ho trovato molto interessante l'origine della parola presa in questione.
    I monatti all'epoca svolgevano un mestiere,se così può essere definito,spiacevole ma allo stesso indispensabile per la città,ed erano quasi miracolati,in quanto rientravano in quella ristretta cerchia di persone immuni alla peste.
    Zeudy Palazzi

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  3. Anonimo06:36

    Lazzaretto:vero luogo di morte, persone ammucchiate in uno stesso luogo e, attorno a loro, la peste, che li consuma uno ad uno. Il lazzaretto era un a piccola cittadina fuori dalle mura, al suo interno un grande lavoro per coordinare tutti. La mansione peggiore: il monatta. Io non sarei stata in grado di svolgerlo. Pensare di sentire queste perosne, sulla via di casa tua, con il loro tintinnio di campanelli. Sapevi che la loro ora era arrivata, che sarebbero andati a prenderli, li avrebbero presi e portati nel lazzaretto, dove, dopo pochi giorni, sarebbero morti e nessuno si sarebbe più ricordato e accorto di loro. La loro casa sarebbe stata saccheggiata e buciata. Quante persone sono morte per questa epidemia. Tutti sapevano che la causa era il contaggio. Ma niente,erano ostinati a cercare quel capro espiatorio.
    Emma Baesso

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  4. Anonimo14:17

    Argomento piuttosto inquietante. La figura dei monatti, per come l’ho letta e vista in film o scene di documentari, è sempre apparsa anche a me angosciante, spaventosa, quasi come le stesse rappresentazioni iconografiche della Morte nel Medioevo: individui scheletrici, orribili, fregiati da cicatrici. La gente era terrorizzata dai monatti e dallo scampanellio che li annunciava perché portavano l’orrore della morte e ne erano, quindi, la personificazione vivente. In un mondo antico, dominato dalla superstizione e dall’irrazionalità, i monatti erano visti come ammantati da un potere sovrumano in quanto capaci di passare attraverso la morte senza esserne intaccati. In realtà, a guardar bene, svolgevano, invece, proprio una funzione di fondamentale importanza, cioè di ripulire le città dai morti e dai contagiati per salvare e tutelare i sopravvissuti. Era un mestiere scomodo e considerato deplorevole ma indiscutibilmente apprezzabile. Non erano, comunque, belle persone perché approfittavano del potere derivato dalla loro immunità per depredare e rubare.
    Nell’immaginario collettivo il lazzaretto non è associato alla funzione positiva di isolare dalle comunità le persone portatrici di contagio, bensì all’anticamera della morte. Infatti, più che luogo di assistenza e cura, serviva a segregare i morenti. Qualcuno (come Renzo) sopravviveva e ne usciva, ma l’esperienza umana di vivere a contatto con i morti deve essere veramente macabra e devastante.
    Per strana coincidenza, in quanto ragazza del mio tempo, collego questo tema all’ultimo, attualissimo video musicale, di David Bowie “Lazarus”: impressionante rappresentazione dell’attesa dell’inevitabile.
    Irene Mozzi

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  5. Anonimo10:02

    I lazzareti, per quanto siano posti orribili, privi d' igiene ed evitati da tutta la popolazione, sono sicuramente stati determinanti per limitare i danni della peste. lo stesso si può dire per i monatti, per quanto cinici, opportunisti e crudeli hanno sicuramente contribuito a salvare delle persone dal contagio.
    Si sarebbe potuto fare molto di più se solo non ci fosse stata la convinzione che la causa della pestilenza fossero gli untori e si avesse compreso che la trasmissione fosse per via aerea.
    Purtroppo all' epoca non era possibile dimostrarlo e si ha preferito attribuire la colpa alla prima causa plausibile trovata Elia Maran

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  6. Anonimo13:09

    Una struttura quadrata o un’isola nella periferia delle città, recintata e isolata da tutto e da tutti: ecco il lazzaretto. Luogo destinato all’isolamento degli ammalati affetti da patologie contagiose. Un posto cupo, dove si “respira” la morte. Un’aria rarefatta, densa dove molte persone hanno esalato l’ultimo respiro. E dire che gran parte di queste persone poteva salvarsi, ma non si voleva vedere, bisognava prima soddisfare la necessità di trovare un capro e espiatorio. Tutti quei processi con i cosiddetti “untori”, tutti inutili perché nessuno di loro era colpevole e nessuno di loro, aveva una cura immediata contro la peste. Fortunatamente alcune persone scampavano dalle morte e diventavano immuni dalla peste: erano i monatti. Raffigurati come persone spregevoli, che spesso rubavano nelle case dei malati, dei delinquenti. Erano le uniche persone che giravano per la città durante le epidemie. Con i campanellini legati allo stivale per annunciare il loro arrivo, l’arrivo della morte, del terrore. Il loro era un lavoro spiacevole, ma allo stesso tempo indispensabile e necessario.
    Francesca Dal Maso

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  7. Anonimo13:28

    Il lazzareto era più un luogo di morte che uno di cura. Portandoci tutti i malati, ammucchiandoli e non offrendo loro le condizioni d'igiene necessarie la guarigione era quasi, se non del tutto, impossibile. Nonostante questo poteva essere però considerato necessario dalle persone non ancora appestate, liberando la città dai malati e disinfestando le loro case e i loro bene infettati si garantiva al popolo una minor diffusione della malattia. Gli abitanti del paese tuttavia disprezzavano e odiavano i monatti, figure alle quali, secondo me, sarebbero dovuti essere grati. I monatti erano quelle persone che una volta guarite dalla peste ne diventavano immuni, e automaticamente diventavano gli unici a poter stare a contatto con i malati senza subirne delle conseguenze; il loro compito era quello di spostare i malati dalle loro case ai lazzareti, ma spesso ne approfittavano dato che li derubavano di ogni loro bene entrando e distruggendo le loro abitazioni e rendendosi incivili e irrispettosi nei confronti dei malati. Moro Beatrice

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  8. Anonimo15:03

    Il lazzaretto sicuramente era più un luogo di morte dove si cercava di curare una malattia non ancora conosciuta. Certo che, l’assenza di igiene e una organizzazione non completamente funzionante, con i monatti che si facevano pagare, non portò a una efficace “cura” contro la peste. Sicuramente l’aspetto esterno fra i due luoghi è completamente diverso. L’ospedale caldo, accogliente e pulito, il secondo sporco, freddo, con ammassi di cadaveri morti...La peste a quei tempi era difficile da accettare e non è stata spiegata scientificamente dando la colpe al caso. Sicuramente questo ha portato ha una maggiore espansione dell’epidemia.
    A.B

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