28 aprile 2011

“Chiudere gli occhi” o accettare la realtà?



"In principio dunque, non peste, assolutamente no, per nessun conto: proibito anche proferire il vocabolo. Poi, febbri pestilenziali […]. Poi, non vera peste; vale a dire peste sì, ma in un certo senso; non peste proprio, ma una cosa alla quale non si sa trovare un altro nome. Finalmente peste senza dubbio e senza contrasto.” Cap. XXXI

Nel capitolo XXXI entra in scena la peste. Se l’arrivo di una qualsiasi epidemia scatena paura nella popolazione, con la peste il terrore aumenta notevolmente. Tutti -dai più colti agli analfabeti- temono talmente l’idea del contagio da chiamarlo con i nomi più disparati, “sminuendolo” e sottovalutandolo. Così, pur di allontanare (e quindi di non affrontare) il pensiero di questa catastrofe, si crea attorno alla realtà un castello di menzogne. Per quanto grande diventi questo castello, però, nulla può impedire al problema, nascosto ma reale, di esplodere, in questo caso con effetti disastrosi.  L’aver ignorato la malattia porta, infatti, ad un contagio maggiore. Ai morti a causa della peste bisogna aggiungere poi quelli condannati come untori. Se proprio non si può negare l’evidenza, un colpevole contro il quale puntare il dito almeno impedisce di riconoscere la colpa di ogni persona nel non aver preso precauzioni.
Per vivere più tranquilli si dà una diversa interpretazione non solo come in questo caso della peste, ma di tutto quello che preoccupa. Si allontanano i problemi, magari quelli più pressanti e spinosi, per non sconvolgere un equilibrio, per non mettere a repentaglio la propria felicità. Proprio come cantavano i Beatles “vivere è facile con gli occhi chiusi”. Ma più si rimanda e occulta la questione, più la si avvicina. Si vorrebbero voltare le spalle ad un problema, fra finta che nulla accada. Ci si ripete che va tutto bene e ci si autoconvince di questo piuttosto che  “prendere il toro per le corna” e cercare una soluzione. Si vorrebbe accantonare ciò di più scomodo, sperando magari che si risolva da solo, proprio come era stato fatto con la peste del 1629. Mentre i secoli passano, però, la natura umana non cambia. Se si pensa all’incidente della centrale nucleare di Fukushima in Giappone e al fatto che il livello di radioattività sia risultato (ufficialmente) pari a quello di Chernobyl nel 1986 solo dopo giorni e giorni dal disastro nucleare. La situazione sembra non essere più sotto controllo a differenza delle dichiarazioni iniziali che erano più rassicuranti, ma probabilmente poco vere.
E voi? Preferite vivere con gli occhi chiusi,ma felici, oppure affrontare la non sempre facile realtà?

Marina Picardi

11 commenti:

  1. Anonimo10:43

    Certe volte i problemi nella vita ci sono , non va sempre tutto bene , la vita non è una favola , i problemi da affrontare esistono , esistono periodi di tristezza , rabbia , e ci chiediamo sempre ' ma perchè a me ' . Sono convinta che i problemi bisogna affrontarli e risolverli , non chiudere sempre occhio e accumularli, perchè più si accumulano e più portano guai .
    Però certe volte , si rischia di scoppiare , e va bene anche lasciarli la , passarci sopra.
    Perchè si rischia di farsi rubare momenti ,attimi , addirittura periodi da mille problemi e paranoie. Dunque si, affrontiamo la realtà , ma sorridendo.
    Maria Vaccaro

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  2. Anonimo13:15

    E' meglio chiudere gli occhi o guardare in faccia la realtà? Chiudere gli occhi a quale scopo? Se penso al gesto del chiudere gli occhi mi vengono in mente due motivi: penso all'ascolto di una canzone, al concentrarsi, al sognare...e penso al chiudere gli occhi per non vedere,il che significa chiudersi in se stessi per non vedere il fuori che fa' paura o fa' star male. Penso però che a lungo andare non fa mai bene a nessuno chiudersi a riccio, al contrario è importante avere attorno amici, familiari o persone di cui ci fidiamo per essere aiutati a vedere la vera vita fuori di noi e quello che ci accade attorno. Insieme è più facile, si condivide la difficoltà ripartendone il peso, la si affronta con maggior coraggio.
    Ma se qualcuno non volesse aprire gli occhi e al contrario preferirebbe vivere nel proprio piccolo?
    Anche questa è una possibilità che in molti adottano ma che porta ad un'altra triste realtà:la solitudine.
    Amilcare Tronca 21

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  3. Chiudere gli occhi e fingere di non vedere i problemi sarebbe più facile per tutti, ma con che risultato?
    Autoconvincersi che va tutto mentre la realtà dimostra tutto il contrario é un pò come prendersi in giro da soli, ne comporta solo l'ingrandirsi dei problemi irrisolti e di conseguenza anche la paura verso tali.
    Certo l'allontanare un problema o negarne l'esistenza può apparentemente farci sentire più tranquilli ma è una sensazione che non può durare a lungo.
    Come si può scappare da una cosa che se non affrontata non scomparirà mai?
    In fondo il superamento delle difficoltà ci permette di acquisire più forza e sicurezza.
    Bisogna porsi davanti alla vita attivamente,reagendo di fronte agli ostacoli che inevitabilmente possono presentarsi.
    Non si può pretendere di cambiare quello che si rifiuta di vedere.
    Virginia Chemello

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  5. Anonimo11:04

    Chiudere gli occhi e far finta di non vedere e di non sapere dell'esistenza dei problemi, può sembrare una soluzione inizialmente, se le difficoltà non si vedono si è felici, tranquilli, ma a cosa comporta ignorarli? Ci aiuta davvero? No. La vita è piena di ostacoli da affrontare, ma non li si possono accantonare e sperare che il tempo, o chi sa che altro, li porti via. Così si rischia di essere ciechi davanti alla realtà che ci circonda, di isolarsi da tutto e diventare incapaci di risolvere anche il più piccolo e insignificante dei dubbi. Non si può certo pretendere che tutto si risolva da solo, lasciandoli da parte, questi dilemmi non fanno altro che ingrandirsi e peggiorare, come si è visto nel caso della peste e di molti altri, bisogna essere in grado di guardare in faccia la realtà e superarli, il che aiuta anche ad acquisire più sicurezza, forza, certezza e fiducia in se stessi. Moro Beatrice

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  6. Anonimo13:18

    Pur di non essere riconosciuta come un reale problema,il popolo agli inizi sottovaluta la peste,ma quando finalmente si accorgono che oramai è divenutà una realtà scomoda,ogni provvedimento risulta essere attuato troppo tardi.
    Avere una vita serena,felice,senza alcun ostacolo è l'obbiettivo che tutti ci prefiggiamo e desideriamo che esso si attualizzi,ma purtroppo a volte la realtà risulta essere scomoda.
    Vivere è facile con gli occhi chiusi,certo,ma affrontare la vita con una barriera che ci protegge ogni qualvolta che un pericolo si presenta,ci rende sicuramente protetti,ma allo stesso tempo piccoli e vulnerabili.
    Preferisco affrontare la realtà,sia nel bene che nel male,per sconfiggerla e non dargliela vinta,per combattere fino in fondo e fargli vedere che non ho paura di perdere, per sapermi difendere autonomamente anche nelle situazioni più difficili.
    Zeudy Palazzi

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  7. Anonimo18:45

    Far finta di niente non è mai una delle migliori opzioni, si può magari usare all'inizio, ma poi si è costretti ad affrontare le conseguenze o comunque gli avvenimenti della vita. Spesso può capitare che le persone facciano finta di niente perché vogliono auto negarsi l'evidenza di ciò che accade nel mondo, nella nostra vita molte volte vogliamo cercare di evitare i problemi, perché si sa, senza di quelli molte persone vivono meglio e più serenamente ed è quello che tutti noi vogliamo. A volte però affrontare subito le cose può aiutarci a non stare male riguardo alle conseguenze, quindi la migliore strada da prendere davanti ad un problema è affrontarlo senza fare finta di niente.
    Gigliola Ferretto

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  8. Anonimo16:22

    Associo il tema di questo post alla ricorrenza, oggi, della Giornata della Memoria. Tutti, ora, ci chiediamo come abbiano potuto le genti e la popolazione comune dell’epoca non “rendersi conto”, non “vedere” la terrificante realtà delle deportazioni e dei campi di sterminio così vicini e intorno a loro. Certo, la propaganda del potere manipolava e deformava la realtà dei fatti e i giovanissimi crescevano educati dal raggiro. Ma gli adulti che vivevano accanto e assistevano ai crimini perpetrati contro tanti innocenti, come potevano chiudere gli occhi? Inventare pseudo-giustificazioni e pensare “non è vero, non può essere” serviva a mettere a tacere la coscienza individuale e collettiva, a non esporsi, a non correre rischi personali. Dopo aver visto il film “Hannah Arendt” mi sono resa conto che il medesimo meccanismo di omertà e cecità era usato dagli stesi ebrei, che non volevano riconoscere la complicità e la responsabilità di alcuni rabbini.
    Insomma, sia a livello collettivo, sia individuale, ogni realtà scomoda, difficile da accettare, pericolosa o troppo grave, fa scattare negli uomini una sorta di meccanismo di difesa per scansare impegno, fatica, rischi. Fasciarsi gli occhi alla verità è dunque un meccanismo di comodo ma a volte anche di legittima protezione. Quest’ultimo caso mi fa pensare a quando la nonna mi racconta episodi da lei vissuti durante la guerra: descrive eventi e fatti molto drammatici con un tono e un atteggiamento, ai miei occhi, staccato, “leggero” ed emotivamente indifferente. La cosa mi stupisce, ma probabilmente il suo inconscio la difende dal provare ancora terrore e shock nel ricordo.
    Irene Mozzi

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  9. Anonimo13:58

    Devo dire che ho detestato in modo molto profondo come le persone non vedessero la peste nel primo periodo e continuassero ad attaccarsi a questa idea degli "untori" e servi del demonio che portano il male sulla terra. Mentre leggevo il capitolo continuavo a pensare a come se oggi succedesse a una singola persona, nessuno lo dubiterebbe e nessuno lo attribuirebbe a un "segno divino" bensì a una vera e propria malattia.Mi ha dato molto fastidio vedere come fosse radicale la cristianità in quel periodo e le persone si nascondessero dietro a una causa cosi inverosimile come il demonio o gli "untori" invece di pensare razionalmente a quale poteva essere la causa della peste e di conseguenza cercare almeno di evitarla o di diminuirne gli effetti.
    Piana Andrea

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  10. Anonimo13:31

    L'uomo cerca sempre il controllo di ogni cosa nella sua vita, ma tutto ciò non è possibile. Quando l'uomo non può controllare qualcosa ha paura e deve cercare di espiarla in qualsiasi modo e questo pensiero egoistico nonostante porti ad una parvenza di sicurezza di certo non è la soluzione. Infatti la gente, appena è arrivata la peste, non potendo controllarla, ha deciso di dare la colpa al malcapitato, soltanto per salvare se stesso. Se le persone fossero state più acculturate non avrebbero avuto problemi di sorta, perché insieme avrebbero trovato una soluzione e sarebbero morte meno persone. Questo dimostra quanto l'ignoranza collettiva e l'egoismo siano autodistruttivi
    Fortuna Jacopo

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  11. Anonimo09:17

    Bel post! Nella vita nulla è tutto rosa e fiori, ci sono diversi ostacoli e noi dobbiamo imparare a superarli. Alcuni vivono con gli occhi chiusi, evitando di vedere ciò che accade, ma felici ,altri affrontano la non sempre felice realtà. Negare l'evidenza non è mai una delle soluzioni, inizialmente può funzionare, ma poi si è costretti ad affrontare la vita. Si nega sempre l'evidenza quando la verità è scomoda, cerchiamo di evitare queste situazioni perchè crediamo che ignorandole tutto si sistemi. Tutto ciò non è possibile, i problemi vanno affrontati. Il modo migliore per risolvere qualsiasi problema è per tutti quanti sedersi e parlare. Dobbiamo ricordaci che ad ogni ostacolo c'è una soluzione. Tutto può essere risolto, basta volerlo. "La vita è un’avventura da vivere, non un problema da risolvere."(John Keats)
    Trivellato Viviana

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