6 giugno 2011

Tortura: risolto qualcosa?

“…ah Dio mio! Ah che assassinamento è questo!……Per amor di Dio, fatemi dar da bere; ma insieme: non so niente, la verità l’ho detta. Dopo molte e molte risposte tali, a quella freddamente e freneticamente ripetuta istanza di dir la verità, gli mancò la voce, ammutolì; per quattro volte non rispose; finalmente potè dire ancora una volta, con voce fioca: non so niente;la verità l’ho già detta. Si dovette finire, e ricondurlo di nuovo, non confesso, in carcere.!”

La storia di Guglielmo Piazza e GianGiacomo Mora è uno dei tanti esempi che mostrano fino a che punto può arrivare la follia umana quando a causa di disastri entra in gioco la salute, anzi la vita di una comunità.
Siamo nella Milano del 1630, una Milano stremata, messa a K.O. da una malattia contagiosa che strappa di giorno in giorno la vita a centinaia di persone e di cui non si conosce né l’origine né tanto meno rimedio: la peste.
La paura della morte, il dolore, la fame e la debolezza che ne conseguono paiono aver fatto perdere totalmente la ragione e ogni valore umano alle persone che iniziano a credere a fatti che, come l’esistenza degli untori, sono privi di qualsiasi fondamento ed è proprio in questa situazione assurda, in cui non si può nemmeno passeggiare vicino ad un muro per ripararsi dalla pioggia senza il rischio di essere accusati di aver unto , che compare la tortura.
Infatti, in una simile situazione di miseria, in cui i milanesi vivevano costantemente con la paura e l’ansia, era necessario,per instaurare la calma , eliminare gli untori colpevoli di aver sparso la malattia in ogni angolo della città e con che altro mezzo si poteva fare meglio se non con la tortura?Fu così dunque che la tortura iniziò ad essere applicata come mezzo per ripristinare la sicurezza pubblica, ma il suo utilizzo fu tutt’altro che d’aiuto perché, come ce lo testimonia Pietro Verri, essa era controllata da giudici che gestendola a loro modo e piacere volevano che gli imputati confessassero la loro colpevolezza anche se innocenti.
Essa dunque costituiva un capriccio dei giudici e non uno strumento per conoscere la verità perché, anche se si continuava a confermare in lacrime o a squarciagola, giurando in nome di Dio o dei propri famigliari, la propria innocenza, si continuava a subire supplizi fino a quando non si elaborava una falsa notazione del fatto che accontentava il sadico giudice. Così fece per esempio il Piazza il quale, dopo essere stato sottoposto a vari tormenti perché continuava a ripetere la verità, ovvero di non essere mai stato a conoscenza che le mura della contrada Verga erano state unte, ad un certo punto per porre fine a tutte quelle sofferenze accusò il barbiere Mora di avergli preparato un unguento per diffondere la peste a base di sterco animale e saliva di morti.
Di episodi simili se ne verificarono di certo molti altri e tantissime furono quelle persone che, patendo e morendo per atti di cui non avevano assolutamente colpa, mostrarono come la tortura fosse uno strumento totalmente inutile e ingiusto capace semplicemente di strappare dalla bocca degli imputati non la verità, ma un sacco di menzogne.
Tuttavia a quanto pare la morte di molte persone e le redazione di libri che condannano la pratica della tortura sembrano non aver scomposto tutta l’umanità, ma solo una parte di essa perché al giorno d’oggi, nonostante siano passati 381 anni e il mondo si sia evoluto, la tortura non è un brutto ricordo del passato, ma appartiene ancora al presente.
Infatti, secondo i dati di Amnesty international sarebbero ancora 150 gli stati che aderiscono alla tortura e ciò che è sconvolgente è che alcuni di essi sono democratici e molto sviluppati.
A parer mio la tortura dovrebbe essere abolita perché non serve a dar luce a un caso, non dà ripristino all’ordine violato e tanto meno non ha un valore correttivo nei confronti del reo perché se quest’ultimo è innocente, tale punizione accrescerà solamente il suo odio nei confronti delle istituzioni. E poi scusate ma io mi chiedo: come può una persona condannare un individuo ad essere torturato se quest‘ultimo sostiene di essere innocente?. È vero che i criminali tendono di solito a smentire le proprie accuse, ma cosa spingono i giudici ad avere così tanto coraggio?
Francamente, se io fossi accusata di aver ucciso una persona e dovessi essere sottoposta a tortura per confessare di essere la colpevole, subito io mi inventerei di aver compiuto il delitto, anche se magari a quell’ora mi trovavo nel divano di casa mia a guardarmi pacifica la tv con davanti un sacchetto di pop corn. Dunque, la tortura è solo uno strumento che non reca alcun effetto positivo, ma solo dolore e menzogne e sinceramente, anche se ormai ci sto pensando da più di qualche giorno, non riesco a trovare nessuna ragione che possa giustificare la sua pratica così crudele ed ingiusta.Voi per caso riuscite a trovarne qualcuna?

Valentina Bastianello 2^Dls

5 commenti:

  1. Anonimo06:07

    La tortura da secoli viene usata come mezzo di appropriazione di informazioni che altrimenti non si potrebbero scoprire, ma non c'è nulla di più falso e sbagliato perchè molto spesso le "confessioni" non sono vere e le persone pur di smettere con quelle barbarie confessa anche il falso come molto spesso avveniva nella santa inquisizione .
    Comunque la tortura non giustifica e mai giustificherà tutte le barbarie e le atrocità che venivano e vengono commesse in nome della ricerca della verità e dal mio punto di vista un paese che accetta la tortua non lo si può definire civilizato ma solamente un paese di primitivi.
    giacomo fabris8

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  2. Anonimo14:21

    La tortura. A parer mio una delle cose peggiori che l'uomo può mettere in atto in nome della ricerca della verità e della giustizia. Oltre alla morte questo mezzo è un incredibile mix di sofferenza, dolore e tormento che il condannato deve patire prima di perdere la propria vita oltre che la propria dignità.
    Ancora peggiore il fatto capitato ai due poveri personaggi Piazza e Mora che hanno perso la vita su accuse infondate e inventate soltanto perché bisognava cercare un capro espiratorio per far credere alla gente che gli untori esistessero e per scaricare la colpa su qualcuno.
    Molto spesso si sente dire o si crede che la tortura sia un mezzo passato e che ormai non si applichi, ma purtroppo come vediamo dal testo è ancora praticata in molti stati in questo mondo e a mio parere non è una cosa giusta o che rende onore ad una società civilizzata. Rende l'uomo disumano e non degno di essere chiamato uomo.
    Amilcare Tronca 21

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  3. Anonimo05:34

    La tortura non porta e non porterà mai a nulla di positivo, in quanto la violenza è il peggior modo per fare valere le proprie idee e per sconfiggere altre barbarie.Ritengo che a causa di questo terribile strumento si crei un circolo vizioso inutile nel quale il male genera altro male,senza via d'uscita per le situazioni di conflitto. Utilizzare la tortura per cercare di fare confessare il presunto colpevole può rivelarsi del tutto inutile perché l'individuo, nella speranza che prima o dopo cessi il terribile martirio, mente e finge di essere colpevole. Che senso avrebbe una tale confessione, falsa ed estorta con mezzi subdoli? A niente secondo il mio parere. Ogni uomo è degno di essere trattato come tale poiché la violenza dovrebbe riguardare solo il mondo animale dove prevale l'istinto e non anche l'universo umano dove la ragione e la coscienza potrebbero impedire certe atrocità
    Alessia Liotto

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  4. Anonimo14:00

    La tortura è il maggior esempio di violenza brutale inflitta dall’uomo. Queste punizioni corporali dovrebbero far confessare il colpevole, cosa che molto spesso non accade. Le persone pur di far smettere il dolore fisico a cui sottostanno, scelgono di dire il falso, o meglio, confessano cose di cui non sono responsabili o denunciano altre persone pensando così che le torture finiscano. Purtroppo la storia ci insegna che molte volte le persone sottoposte a tortura o muoiono o scompaiono nel nulla. Una delle storie più eclatanti e più vicine alla nostra epoca è proprio quello dei desaparecidos, storie di giovani ragazzi (nella maggior parte dei casi studenti giovani come noi) che sono stati prima torturati e poi uccisi e fatti sparire molte volte gettando i corpi in mare dall’alto degli elicotteri durante il periodo di dittatura militare in Argentina (1976-1983). I fatti atroci commessi venivano coperti dal silenzio e dalle “sparizioni” di massa di circa 30.000 persone.
    Oppure per restare ancora più vicini a noi, le torture subite dai tanti musulmani rinchiusi a Guantanamo dopo la caduta delle Torri Gemelle di New York. Molte volte anche nei Paesi più sviluppati, in nome di un bene supremo si giustificano azioni macabre da parte di esseri umani contro altri esseri umani, la storia si ripete. Anche i nazisti con i loro campi di sterminio, scusate “di lavoro”, hanno giustificato una epurazione di massa di Ebrei, sacerdoti, Rom, omosessuali e chi più ne ha più ne metta. Anche se la storia dovrebbe insegnarci qualcosa, ancora oggi in tanti Paesi la tortura è una forma di repressione legale. Se da una parte ci sono molte persone che usano questi macabri metodi repressivi, ce ne sono altre che le combattono, come Amnesty International. Un’ importante organizzazione che si impegna nella difesa dei diritti umani. Vincitrice del Premio Nobel per la pace nel 1977.
    Francesca Dal Maso

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  5. Anonimo15:00

    Non penso che la tortura sia efficace soprattutto quella del 1600, le cui punizioni corporali non servivano a niente, infatti le persone venivano torturate per scoprire gli “untori”, persone mai esistite inventate dall’uomo per risolvere un problema (la peste) impossibile a quell’epoca da comprendere. Le persone torturate non avevano scelta, quello che era il loro destino, lo era e non si discuteva, così che in qualche modo riuscivano a trarre qualche informazione. Purtroppo molte persone durante il 1600 sono morte per queste torture e questo accade anche oggi nei paesi più sviluppati come negli USA.
    A.B

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